Ictus

Ictus emorragico e Ictus ischemico


L'ictus è’ un danno acuto al cervello, dovuto alla rottura di una arteria (ictus emorragico) o alla sua chiusura (ictus ischemico). In quest’ultimo caso, più frequente, la chiusura può riguardare una delle grosse arterie del collo (carotidi o vertebrali), oppure una arteria più piccola, all’interno del cervello. La chiusura di una delle grosse arterie avviene più spesso a causa della lenta progressione di accumuli di grassi e calcio all’interno dell’arteria stessa, la così detta placca aterosclerotica. L’ostruzione delle arterie più piccole, intracraniche, avviene più frequentemente a causa di frammenti che si staccano dalle placche, causando quella che e’ comunemente conosciuta come embolia cerebrale. Il danno cerebrale a seconda della sede e dell’estensione, può provocare sintomi diversi, quali formicolio improvviso o paralisi di un arto o di una meta’ del corpo o cecità ad un occhio. A seconda della durata, si parla di ictus vero e proprio quando il danno e’ permanente o di lunga durata, oppure di attacco ischemico transitorio (TIA), quando la durata e’ breve e la scomparsa dei sintomi è completa. Anche nel caso “fortunato” che si ritorni alla normalità, i sintomi non vanno mai sottovalutati, ma considerati campanelli di allarme assolutamente da approfondire.

È fondamentale per la prevenzione eliminare i comuni fattori di rischio per la malattia aterosclerotica: ipertensione, fumo, diabete, ecc. Ciò si ottiene con una dieta povera di grassi e carni rosse e ricca di cereali, frutta, verdura, pesce e carni bianche, nonchè con controlli frequenti della pressione arteriosa, adottando le opportune terapie in caso questa risulti elevata. Molto importante è la valutazione periodica dei livelli di colesterolo e di zucchero nel sangue e fondamentale risulta una costante ed equilibrata attivita’ fisica. È poi indispensabile eseguire periodicamente un Ecocolordoppler carotideo-vertebrale , attraverso il quale lo specialista riesce a studiare attentamente i grossi vasi del collo, i cosiddetti tronchi sovra-aortici (tsa) e ad individuare l’eventuale presenza di placche che possano ostruire il passaggio del sangue. Oltre che all’entità del restringimento va valutato il tipo di placca. Infatti placche di tipo friabile, a superficie irregolare, possono più facilmente lasciar partire piccoli emboli ,essere pertanto più pericolose o dare addirittura sintomi, anche in assenza di riduzioni particolarmente importanti del passaggio del sangue. Poichè la malattia aterosclerotica può colpire le arterie di qualsiasi parte del corpo, di frequente placche delle arterie del collo si associano a lesioni analoghe alle gambe o all’aorta addominale e alle coronarie. Sarebbe bene pertanto, eseguire, con l’ecodoppler, una valutazione complessiva oltre ad un periodico controllo cardiologico.”

Quando sono presenti i fattori di rischio sopra menzionati o una famigliarità per ictus o infarto è necessario iniziare questi controlli dai 50 anni di età.

Qualora si evidenzino lesioni ateromasiche e le placche non abbiano provocato sintomi ed determinino stenosiinferiori al 70%, con caratteristiche di stabilità, si ricorre alla terapia anti aggregante, cioè a farmaci che tengono , per cosi’ dire il sangue più fluido, con minor tendenza alla formazione di trombi. Spesso si associano le statine, che oltre ad abbassare il colesterolo, sembrano avere una azione di rallentamento sulla progressione della placca. In caso di placche con stenosi superiori al 70%, irregolari o che abbiano gia’ dato sintomi, si deve ricorrere all’intervento.”

Le possibilità sono l’intervento chirurgico tradizionale o quello dall’interno dell’arteria, il cosi’ detto palloncino con la retina (stent). Nonostante eseguiamo quest’ultima tecnica fin dalla meta’ degli anni '90 riteniamo che l’intervento chirurgico tradizionale dia ancora i migliori risultati. Con tale intervento, eseguito con estrema accuratezza, supportato da adeguati sistemi di controllo della funzione cerebrale come ad esempio l'elettroencefalogramma da noi utilizzato negli oltre 1100 interventi eseguiti, si ottiene una percentuale di complicanze inferiore all’1%.

È bene rimarcare il fatto che l’ictus è, nella stragrande maggioranza dei casi, una malattia che si può prevenire, con un adeguato stile di vita, una sana alimentazione e soprattutto con adeguati e frequenti controlli, che permettano di diagnosticare in tempo e curare in maniera opportuna, tutte le condizioni patologiche favorenti la comparsa dell’ictus stesso, in particolare le placche ateromasiche dei grossi vasi del collo.


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